Italiani all'Estero e Stranieri in Italia

Consolato, Ambasciata, Matrimonio e Divorzio all'Estero, Visto di Ricongiungimento familiare e Visto di Turismo, Passaporto, Immigrazione, Stranieri in Italia, Coppie miste in Italia, Matrimoni misti, Materi Ffiscale, Pensioni e Previdenza Sociale
 
IndiceIndice  PortalePortale  FAQFAQ  CercaCerca  RegistrareRegistrare  ConnessioneConnessione  
 

Divorzio in paese terzo

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso 
Andare alla pagina : 1, 2, 3  Seguente
AutoreMessaggio
ukresident
Visitatori



Registrato il : 26/04/08
Messaggi : 21

MessaggioOggetto: Divorzio in paese terzo   Dom Apr 27, 2008 5:21 pm

Buongiorno.

Ho posto il mio quesito in termini molto generici e ho ottenuto una risposta dal Dottor Baccoli proprio oggi. Approfitto per ringraziare ed entro un po' più nel merito sperando di ottenere qualche delucidazione e al tempo stesso di contribuire a rendere le idee più chiare a chi si trova in una situazione simile alla mia.

Io sono un cittadino italiano residente nel Regno Unito. Ho una fidanzata peruviana e pare che anche solo per passare un po' di tempo con lei, le leggi di questo meraviglioso mondo mi impongano di sposarla. Non solo, pare che sia impossibile farla venire in Gran Bretagna o in Italia per le nozze: sono io a dovere andare in Perù. Questo già significa non potere optare per la separazione dei beni, oltre al fatto che la mia futura sposa non vedrà mai nè casa mia, nè i miei genitori prima delle nozze. Questa è giustizia, vero?

Sarcasmo a parte, il matrimonio è obiettivamente al buio. Ci siamo visti tre volte, siamo innamorati, abbiamo avuto un sacco di problemi di coppia, li abbiamo risolti, ne nascono di nuovi, la distanza non aiuta... insomma: al cuor non si comanda ed è un tormento. A noi, però, non è concesso di aspettare e vedere come evolve la situazione: noi ci dobbiamo sposare per forza.

Perdoni lo sfogo. Di queste cose non parla nessuno sui media. Magari, qualcuno un giorno digiterà qualche parolina su google, troverà questo post e si renderà conto che esiste una insospettabile categoria di discriminati.

Ovviamente, nonostante l'ardore dei sentimenti, prima di sposarmi voglio almeno sapere a che cosa vado incontro nel caso peggiore. In Italia, possiedo un bene immobile e, presumibilmente, ne erediterò un altro prima o poi (speriamo il più tardi possibile). Questi immobili, per l'ordinamento italiano, sono esclusi dalla comunione dei beni e, in caso di divorzio resterebbero miei.

Mi veniva fatto notare da lei, Dottor Baccoli, che se anche un giudice inglese cercasse di impormi di cederli alla mia ex-moglie, potrei ricorrere alla Corte d'Appello. Mi permetta di chiedere in modo un po' più semplice: la Corte d'Appello mi darebbe ragione in quanto la legge italiana è chiara su questo punto, o rimarrebbe una discrezionalità?
I beni posseduti in Gran Bretagna (per ora nulla, quindi posso riferirmi più genericamente al conto in banca) sono ben lieto di condividerli. Mia moglie contribuirebbe alla vita familiare e quello che è giusto è giusto. Semplicemente, non mi sembra giusto che i miei possedimenti in Italia, che derivano da una "vita precedente", vengano messi sul piatto. E la legge italiana questa cosa la considera.

Confesso che di divorzi ne so veramente pochino. Se entrambe le parti vogliono divorziare, immagino che le cose siano semplici, ma se fosse soltanto uno dei due, la situazione potrebbe arrivare a dei paradossi. Sì, perchè con la separazione potremmo trovarci a risiedere in due paesi diversi. A quel punto chi avrebbe giurisdizione?

E in tutto questo bailamme, mi chiedo anche: cambia qualcosa a seconda che il matrimonio sia stato celebrato in Italia, in Gran Bretagna, in Perù o addirittura in un quarto paese?

Grazie infinite.
Tornare in alto Andare in basso
Guido Baccoli
Amministratori
Amministratori



Età : 56
Registrato il : 12/01/08
Messaggi : 335
Località : Santo Domingo - Rep. Dominicana

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Dom Apr 27, 2008 9:44 pm

ukresident, lo sfogo é normale ed in Internet si trovano moltissime e durissime critiche a questo tipo di situazioni ''obbligate'', incluse alcune scritte da me e piuttosto pesanti. Il problema nasce tutto da un'insensata applicazione della legge sul visto di turismo, dall'arbitrarietá troppo spesso usata dagli U.C. e dalla mancanza di una tipologia di visto per matrimonio (un piccolo accenno é stato scritto anche in questo nuovo Forum nelle mie ultime frasi finali dell'ultimo mio intervento CLICK QUI PER LEGGERE LA DISCUSSIONE ).
Ci sarebbe da scrivere fiumi dei pro e contro, ma rimarrebbe sempre retorica e preferisco, mi piaccia o no, dare soluzioni con le attuali normative e non con quelle ipotizzabili future, anche se ritengo sarebbero urgentemente necessarie.
Nel suo caso, la situazione per fortuna non é ancora definita, come aveva fatto sottintendere nella sua domanda sul Forum di ,nella sezione curata e moderata dal Dr. Scolaro PER LEGGERE CLICK QUI , nella quale mi sono confidenzialmente permesso di esprimere la mia opinione legale prima che potesse rispondere lui stesso, magari assente od occupato, solo per la collaborazione e stima (credo reciproca) sia con il Forum di comuni.it, che con lo stesso Dr. Scolaro.
A parte l'obbligo di sposarsi, che é comunque una vostra libera decisione e non puó essere un ''rimedio'' alle difficoltá d'impedimento o difficoltá burocrAtiche legali, non vedo tutto questo problema sulla questione del regime matrimoniale in separazione dei beni.
In Perú per il matrimonio, esiste il regime della separazione dei beni, decisa consensualmente prima o anche dopo giudizialmente per atto pubblico notarile VEDERE QUI (TESTO IN SPAGNOLO). Esattamente come in Italia, quindi sposandovi nel paese della sua ''prometida'', con quel regime sará trascritto e regolato in Italia; i suoi beni non sono assolutamente in gioco ne' per le leggi Peruviane e nemmeno per la legislazione Italiana. Le sue difficoltá saranno ben altre e purtroppo ben conosciute: far entrare sua moglie in Inghilterra (Regno Unito) che com'é noto non partecipa automaticamente all'acquis di Schengen né al titolo IV, ed é autorizzata a mantenere i controlli sulle persone che entrano sul loro territorio, incluso quelle che provenengono da altri Stati membri Shengen (LEGGERE INTERVENTO ALLA CAMERA nel Link ''ELENCO DEGLI STATI SHENGEN).
Per cui cominci a pensare come risolvere lo spinoso problema di molti italiani residenti nel Regno Unito, che sono sposati con extracomunitari e non pensi piú ai suoi beni in Italia.
Auguri
_________________
Esperto e Consulente di Diritto Consolare in Repubblica Dominicana
Dr. Guido Baccoli
uff. 001-809-412-5535; Tel. 001-809-630-6546
guidobaccoli@hotmail.com
_____________________________
É meglio non avere legge, che non farla osservare.
Tornare in alto Andare in basso
Sereno.SCOLARO
Moderatore
Moderatore



Registrato il : 02/03/08
Messaggi : 70

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Lun Apr 28, 2008 12:19 am

Nella sezione richiamata del Forum di www.comuni.it si evita (come chi lo frequenti può avere avuto modo di rilevare) di fornire indicazioni attorno a leggi di altri Stati, per evitare ogni possibile equivocita', formendo (per quanto umanamente possibile e noto) unicamente indicazioni sul 'versante' italiano della legislazione, quando vengano sollevate questioni che interessino anche altre legislazioni.
Da questo punto di vista, anche se nel Paese di celebrazione del matrimonio esistessero criteri di regolazione diversi del regime patrimoniale tra i coniugi, per quanto riguarda quello dei due sposi che sia italiano viene a trovare sempre applicazione la legge italiana, potendo anche avvalersi della possibilita' di stipula di convenzioni matrimoniali con atto pubblico.
Tornare in alto Andare in basso
ukresident
Visitatori



Registrato il : 26/04/08
Messaggi : 21

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Lun Apr 28, 2008 3:32 am

Ringrazio entrambi per la pronta risposta.

Quanto alla separazione dei beni in Peru', devo dire che sono colto completamente di sorpresa... Mi ero fatto fuorviare da un'affermazione di una connazionale trovata su internet e non mi ero preoccupato di verificare la notizia. Quindi, sono doppiamente riconoscente.

Quanto al Regno Unito, ed essendo in tema di sfoghi, credo sia opportuno raccontare qualche dettaglio. Qui, il visto scopo matrimonio esiste. La fidanzata puo' venire per sei mesi (senza poter lavorare), contrarre matrimonio e richiedere un visto a tempo indeterminato (uso terminologie un po' inventate... non sono un avvocato e non riesco a tradurre l'inglese legale in modo chiaro) senza dover uscire dal paese. Naturalmente, per 2 o 3 anni tale visto e' in "prova" e se il matrimonio fallisce, il cittadino straniero deve tornare a casa. Pur non essendo la situazione ideale (il fidanzamento sarebbe un periodo da vivere in modo paritario, non con un fidanzato che lavora, l'altro che si fa mantenere e se il primo si stanca il secondo torna a casa col primo aereo senza poter dire ba), garantisce almeno la possibilita' di sapere se il cittadino straniero ha grossi problemi nel paese ospitante.

Purtroppo, questa possibilita' e' garantita soltanto ai cittadini del Regno Unito piu' coloro che godono del "settled status", documento che si ottiene dopo un minimo di cinque anni di residenza.

Quanto ai matrimoni all'estero, noi europei siamo particolarmente invidiati da queste parti. Un cittadino britannico che si sposa in Peru' ha una trafila burocratica molto piu' fastidiosa (e, credo, costosa) per portare la moglie a casa. Pare, invece, che una legge europea garantisca la possibilita' ai cittadini UE di richiedere gratuitamente un visto per familiari (EEA family permit). E' curioso come molti inglesi scrivano a forum in tema di immigrazione ponendo domande come: "Siccome anch'io sono europeo, non posso fare domanda per un EEA family permit?". E la risposta per loro e' tristemente no.

L'altro lato della medaglia e' che il governo di Sua Maesta' cerca di cautelarsi contro i matrimoni finti o combinati. Pertanto, sottopone il cittadino extracomunitario ad un esame sulla conoscenza del coniuge. Bisogna dimostrare di avere avuto costanti contatti per un certo periodo di tempo, di conoscersi a vicenda, di conoscere la storia familiare reciproca, eccetera.
Niente di insuperabile, ma si sa, dietro ogni esame si nasconde un'insidia. Dopo un rifiuto, comunque, si puo' rifare la domanda e se le cose andassero male, io la mia cittadinanza italiana in tasca ce l'ho sempre. Capisco che il Regno Unito offre grandi possibilita' che sono fantascienza in Italia, ma non vorrei avervi fuorviato con le mie preoccupazioni sul mio patrimonio: per me l'amore viene prima di tutto. Sto cercando il modo migliore, ma la mia "prometida", che di solito in Peru' preferiscono chiamare "novia", e' per me una persona speciale e nessuna legge mi separera' da lei.

Credetemi, mi sto spaccando il cervello in due per studiare la situazione migliore. E, onestamente, mi sto stancando di tutti questi paletti e il giorno che mi dovessi stancare, potrei anche saltare su un aereo e andare a cercare fortuna in America Latina. Guadagnerei di meno, ma forse potrei essere un po' piu' felice e questo e' quello che conta. Vedremo...
Tornare in alto Andare in basso
Sereno.SCOLARO
Moderatore
Moderatore



Registrato il : 02/03/08
Messaggi : 70

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Lun Apr 28, 2008 4:04 am

Anche in UK, pur essendo Paese che non ha il c.d. 'acquis di Schengen', dovrebbe valere la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29/4/2004 relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri (ecc.), la quale, per inciso, si estende anche ai Paesi S.E.E. (in G.U.U.E. n. L. 229 del 29/6/2004 (si fornisce il riferimento a questa pubblicazione, in quanto riportante il testo 'rettificato'; la prima pubblicazione, con un piccolo 'vizio' che ne ha determinato la rettifica era avvenuta nella G.U.U.E. n. L. 158 del 30/4/2004)).

Gli artt. 9, 10 e 11 della direttiva 2004/38/CE sopra citata considerano, appunto, la situazione dei familiari del cittadino dell'Unione che non abbiano la cittadinanza di uno Stato membro.
Per la qualifica di familiare, si rinvia all'art. 2 direttiva 2004/38/CE e, restando alla fattispecie (cioe' trascurandosi, qui intenzionalmente, altre fattispecie che appaiono estranee alla questione posta), al fatto che sussista la condizione di coniuge.

L'uso del condizionale (... dovrebbe ...) iniziale si motiva con l'esigenza di verificare se e quando (e con quali contenuti) siano state adottate le norme "nazionali" di attuazuione della direttiva 2004/38/CE. Come ben noto, quando si affronta il diritto dell'Unione occorre, sempre, tenere conto della diversita' di 'regole' in tale ambito, che spesso presentano specificita' diverse dai singoli diritti "nazionali": in altre parole, se e' ammesso il ricorso ad un'immagine, si tratta di aspetti "a geometria variabile".
Tornare in alto Andare in basso
Guido Baccoli
Amministratori
Amministratori



Età : 56
Registrato il : 12/01/08
Messaggi : 335
Località : Santo Domingo - Rep. Dominicana

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Lun Apr 28, 2008 2:05 pm

Il Dr. Scolaro fa bene a mettere il condizionale, in quanto é risaputo, almeno per me e per la mia esperienza di 5 anni in Forum e 6 in Internet, leggendo le molteplici testimonianze di utenti, che lamentavano le stesse problematiche con il Regno Unito e il loro quasi assoluto irrispetto delle norme CEE, giustamente citate dal Dr. Scolaro, ma rimaste ancora inapplicate.
In generale concordo che nei Forum si cerchi di evitare fornire indicazioni attorno a leggi di altri Stati, ma non in questo FORUM che é dedicato anche e soprattutto a chi risiede, si sposa, si divorzia etc. in altri stati o con cittadini europei, ma non italiani oppure con una persona extracomunitaria. Casi sempre piú frequenti e nei quali l'incrocio delle normative é normale e molto frequente.
Ovvio che non avrei risposto se non avessi avuto cognizioni precise, da me poi controllate e verificate in Internet, sul regime dei beni nel matrimonio in Perú. Sono convinto che il futuro professionale (giá in gran parte attuale), dei consulenti legali é quello di prepararsi per sapersi districare in questi casi, come faccio io da anni, in un mondo di Nazioni sempre piú vicine grazie alla tecnologia a disposizione, un mondo globalizzato, ma spesso diverso e addirittura contrastante dal punto di vista legislativo, sia con quello italiano, che con quello CEE.
Non é facile e a volte diventa molto oneroso ed impegnativo, ma i tempi lo esigono.
Mi sono reso conto di questo vuoto e del disorientamento nel quale molti connazionali si trovano, perché vivo in America latina da quasi 10 anni, ho divorziato in RD dalla moglie italiana, sono sposato con una cittadina domenicana, ora anche lei italiana. Quindi oltre alla mia passione per il diritto e per il mio lavoro, mi sono dedicato e impegnato sia professionalmente, che all'informazione sociale, volontaria e gratuita in Internet (ovviamente piú per intrecci legali tra la Rep Dominicana, l'UE e l'Italia, che non per altri altri paesi).
In Forum da 5 anni, ho appreso molte altre legislazioni riguardanti soprattutto il diritto di famiglia, i visti, la cittadinanza e le problematiche sono tantissime, ma diventano insormontabili quando ci si trova a scontrarsi con l'impreparazione persino delle basi del diritto italiano.
In questo forum anche per suo fine, natura e indirizzo, succederá spessissimo di doverci trovare davanti ad interrogativi come quello di ukresident ed é ció di cui, ormai sempre piú spesso, le persone hanno bisogno.
Essere informati od essere almeno orientati, su come dare il primo passo, da persone serie e competenti, nei molteplici casi e dilemmi di relazioni personali internazionali, che é diventata una realtá molto diffusa.
Certamente se nessuno di noi esperti conosce o puó conoscere un particolare normativo di una determinata Nazione, la risposta rimane nell'aria e si invita l'utente a informarsi lui personalmente, prima di dargli un indirizzo con il beneficio d'inventario. Credo sia un'iniziativa che nasce da un esigenza vera.
Non é stato il caso di ukresident, in quanto ero giá a conoscenza delle normative peruviane sul matrimonio e sul divorzio. Per esempio, oltre alla forte similitudine con l'Italia, nella scelta e tempi sul regime patrimoniale nel matrimonio, anche il Perú riconosce il divorzio avvenuto all'estero. É un campo difficile, ma affascinante, anche se ció che piú preoccupa é che, nonostante questa corsa del tempo, delle sempre piú frequenti situazioni interpersonali con nazionalitá e residenza differenti, ho constatato con mio grande rammarico, l'impreparazione troppo diffusa dei piú elementari principi del diritto e sue procedure italiani, da parte degli addetti alla P.A. e di troppi Uffici o Consolati italiani sparsi nel mondo.
Ossia, anziché cercare di rimontare il nostro forte ritardo nella preparazione delle relazioni giuridiche internazionali, si trovano ancora addetti e chiudiamo un occhio, ma anche funzionari, che non sanno nemmeno che per esempio, il riconoscimento del figlio si puó fare al concepimento, anche se il diritto si concretizza al momento della nascita. Basi che il mio professore di diritto all'Universitá mi ha insegnato come l'A, B, C. del diritto, eppure mi sono scontrato per ben quattro volte con prepotenti affermazioni di funzionari consolari e di UDSC, che non solo non sapevano, ma addirittura negavano si potesse fare questo riconoscimento (parliamo di codice civile) e forse il Dr. Scolaro si ricorderá la mia domanda su questo tema, fatto proprio su comuni.it.
Anche se comprendo e rispetto le ragioni e scelte del Dr. Scolaro di non voler entrare nel merito o commentare certe vergognose mancanze, io credo invece se ne debba parlare, parlare e parlare, senza offendere, ma parlarne e discuterne si. Qualcuno alla fine ascolterá, magari solo per accapparrarsi una manciata di voti o per fare lo scoop giornalistico, ma ascolterá ed interverrá.
Se ho fatto ex novo questo forum, scegliendo e chiedendo la collaborazione di esperti riconosciuti come lei, Dr. Scolaro, il Dr. Mura, Gulliver e Iura (ognuno con una specializzazione diversa, é perché ho visto e letto indignato, risposte incredibili, fuori dal mondo e quindi con un'aggiunta di disinformazione incredibile, come quella in cui é caduto l'amico, nostro utente. Da poco ho letto una risposta alla possibilitá di divorziarsi all'estero che lo dice tutto: non puoi se non hai il permesso della Chiesa Cattolica .
Tornando al tema e mi scuso della prolissitá del mio intervento, il Dr. Scolaro ha ragione nell'affermare che come italiano, si é soggetti alle leggi italiane, essendo i beni in Italia, ma é vero solamente se si fa una stipula di convenzione matrimoniale con atto pubblico, cosí come dichiarato dal Dr. Scolaro e sempre che la neo consorte accetti (non é piú il suo caso, ma lo scrivo per altri lettori).
Se peró non lo fa (ed ecco un altra informazione preziosa al nostro utente) puó solo ricorrere alla Corte di Appello in caso di richiesta d'esecuzione forzata'', cosí come ho risposto in comuni.it. e con una sentenza molto poco prevedibile ed incerta.
Sempre piú spesso i Giudici stanno applicando la legge del luogo dove é avvenuto il matrimonio e il divorzio, anche se le norme italiane sono contrarie. Ad esempio la sentenza di Cassazione che decise valido il divorzio in USA, tra due italiani pur non avendo provveduto ad una preventiva separazione legale, fu un inizio che sconvolse completamente il principio che in Italia, si faccia valere la legge italiana e di esempi ne abbiamo a iosa.
Questo succede quando la norma non é inderogabile e il diritto sia disponibile, quindi non contraria all'ordine pubblico, ma la divisione dei beni acquisiti prima del matrimonio é derogabile, in quanto cosí puó decidere l'interessato con atto notarile.
Per cui la sentenza dopo un matrimonio e divorzio all'estero, con la normativa estera che include anche i beni acquisiti prima del matrimonio, sarebbe molto incerta e pericolosa anche in Corte d'Appello Italiana.
Tornare in alto Andare in basso
ukresident
Visitatori



Registrato il : 26/04/08
Messaggi : 21

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Mar Apr 29, 2008 6:41 am

La ringrazio per la risposta e ho trovato il suo intervento tutt'altro che prolisso. Anzi, era musica per le mie orecchie. Anch'io vedo ed esperimento sulla mia pelle quanto il mondo stia cambiando ed e' bello vedere che qualcuno comincia a muoversi. Purtroppo il "qualcuno" in questione non sempre e' il legislatore.

Quanto al mio caso personale, mi scuso, ma il mio background e' tecnologico e a volte mi sfuggono i dettagli del linguaggio giuridico. Mi permetta di ridurre il tutto al linguaggio della strada.

Quando parla di diritto disponibile intende che se contraggo matrimonio nel Regno Unito in un certo senso sto firmando un contratto conoscendone le condizioni (che sono quelle inglesi) e sto quindi consapevolmente rinunciando a tenere fuori dalla comunione dei beni le proprieta' acquisite prima del matrimonio?

Al contrario, sposandomi in Peru' in regime di separazione dei beni sarei al sicuro? Se mi sposassi in Peru' e divorziassi in Gran Bretagna cosa succederebbe? Il giudice britannico potrebbe sempre mettere le mani sui miei beni ma avrei piu' certezza di far valere i miei diritti di fronte alla Corte d'Appello in Italia?

Mi perdoni, ma non ho idea di che cosa sia una "stipula di convenzione matrimoniale con atto pubblico". Potrebbe aiutarmi a capire?

Grazie infinite.
Tornare in alto Andare in basso
Sereno.SCOLARO
Moderatore
Moderatore



Registrato il : 02/03/08
Messaggi : 70

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Mar Apr 29, 2008 7:59 am

Un atto pubblico puo' essere stipulato, all'estero, avanti ad autorita' che, nel Paese, abbia titolo a porre in essere un atto pubblico, cioe' quello redatto nelle modalita' stabilite dalla legge del luogo avanti ad una figura cui l'ordinamento locale attribuisca la titolarita' a darne c.d. pubblica fede; oppure, semplicemente, avanti all'ufficio consolare italiano, nell'esercizio delle funzioni notarili (art. 19 dPR 5/1/1967, n. 200).
Tornare in alto Andare in basso
Guido Baccoli
Amministratori
Amministratori



Età : 56
Registrato il : 12/01/08
Messaggi : 335
Località : Santo Domingo - Rep. Dominicana

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Mar Apr 29, 2008 7:28 pm

La sua domanda mi lascia perplesso.
Il regime patrimoniale della famiglia nel Regno Unito é la separazione dei beni. Anche considerato che a questo si potrebbe contrapporre il diritto internazionale inglese, il quale dispone che il regime patrimoniale cambia a quello del paese dove vengono acquistati i beni , per cui se si acquista un immobile in Italia, il bene è in comunione legale con il coniuge visto che, il regime legale italiano è la comunione dei beni, é fatta sempre salva, una diversa convenzione tra i coniugi.
Per cui se la divisione avviene per stipula notarile pubblica (puó farlo in tutti i modi che il Dr. Scolaro le ha indicato), non capisco la sua preoccupazione nemmeno se dovesse decidere di sposarsi in Inghilterra, con la sua ''novia'' peruviana, oltrettutto i beni acquisiti prima del matrimonio non sono cmq in gioco, se sono giá a suo nome.
_________________
Esperto e Consulente di Diritto Consolare in Repubblica Dominicana
Dr. Guido Baccoli
uff. 001-809-412-5535; Tel. 001-809-630-6546
guidobaccoli@hotmail.com
_____________________________
É meglio non avere legge, che non farla osservare.
Tornare in alto Andare in basso
Guido Baccoli
Amministratori
Amministratori



Età : 56
Registrato il : 12/01/08
Messaggi : 335
Località : Santo Domingo - Rep. Dominicana

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Mer Apr 30, 2008 12:22 am

A proposito e a dimostrazione di ció che ho affermato sopra, riguardo la necessitá di entrare nel merito anche delle normative straniere, quando queste riguardano un cittadino italiano che ha concluso atti civili in altri Paesi e per il quale non si applica bene la legge italiana, un folle, ma reale esempio l'ho riportato in altra discussione CLICK QUI .
_________________
Esperto e Consulente di Diritto Consolare in Repubblica Dominicana
Dr. Guido Baccoli
uff. 001-809-412-5535; Tel. 001-809-630-6546
guidobaccoli@hotmail.com
_____________________________
É meglio non avere legge, che non farla osservare.
Tornare in alto Andare in basso
Zorro
Utente registrato
Utente registrato



Registrato il : 17/02/08
Messaggi : 3

MessaggioOggetto: Insicurezza?   Gio Mag 08, 2008 12:34 pm

Tutto ció che si afferma mi spaventa e non poco, visto il mio prossimo e programmato matrimonio. Mi sembra di capire che nemmeno la separazione dei beni, rappresenti un minimo di garanzia per chi si sposa con una extracomunitaria o mi sbaglio? Vista l'ingarbugliata applicazione anche delle leggi straniere, come puó un cittadino italiano sapere come muoversi in caso il matrimonio risulti un disastro?
Lo chiedo a lei Dr. Baccoli e anche al Dr. Scolaro. Grazie.
Tornare in alto Andare in basso
Guido Baccoli
Amministratori
Amministratori



Età : 56
Registrato il : 12/01/08
Messaggi : 335
Località : Santo Domingo - Rep. Dominicana

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Ven Mag 09, 2008 1:25 pm

Zorro ha scritto:
Tutto ció che si afferma mi spaventa e non poco, visto il mio prossimo e programmato matrimonio. Mi sembra di capire che nemmeno la separazione dei beni, rappresenti un minimo di garanzia per chi si sposa con una extracomunitaria o mi sbaglio? Vista l'ingarbugliata applicazione anche delle leggi straniere, come puó un cittadino italiano sapere come muoversi in caso il matrimonio risulti un disastro?
Lo chiedo a lei Dr. Baccoli e anche al Dr. Scolaro. Grazie.


Certamente é piú complicato di prima, ma ci sono dei vantaggi e degli svantaggi, come in tutte le cose.
Mi sembra di ricordare che si sposerá in Repubblica Dominicana, quindi non vedo assolutamente problemi. Infatti la Rep. Dom. ammette normativamente la separzaione dei beni, anche se solo preventivamente al matrimonio e non dopo. Per cui, per stare tranquillo da questo punto di vista, si sposi preventivamente in regime di separazione dei beni qui e nello stesso modo sará regolato in Italia, senza conflitti normativi.
La differenza e incertezza é piú forte quando sono tre normative che si incrociano, come nel caso di ukresident: italiano, con beni in Italia, residente in Inghilterra che si sposa con una Peruviana.
_________________
Esperto e Consulente di Diritto Consolare in Repubblica Dominicana
Dr. Guido Baccoli
uff. 001-809-412-5535; Tel. 001-809-630-6546
guidobaccoli@hotmail.com
_____________________________
É meglio non avere legge, che non farla osservare.
Tornare in alto Andare in basso
Sereno.SCOLARO
Moderatore
Moderatore



Registrato il : 02/03/08
Messaggi : 70

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Ven Mag 09, 2008 11:20 pm

Solo una considerazione, in qualche modo astratta: sul fatto che si consideri " piu' complicato di prima" una data situazione, ponendo l'accento sul " di prima ".
Ogni qual volta entrino (nel presente, ma anche nel passato) in gioco sovranita' di Stati differenti, può essere possibile che questi regolino la medesima situazione in modo differente: in fondo, lo stesso diritto internazionale (pattizio, cioe' quello che si fonda sulle Convenzioni, Trattati, Accordi, ecc. (le denominazioni degli atti di diritto internazionale possono essere diverse)) sorge proprio per la motivazione di risolvere, o prevenire, conflitti tra Stati ciascuno dei quali dotati di propria sovranita'.
In difetto di, specifiche, norme di diritto internazionale pattizio, e' ben possibile che una data situazione sia oggetto di differente regolazione nei singoli Paesi.
Si tratta di un "fenomeno" pressoche' presente nel tempo e non sorto recentemente.
Tornare in alto Andare in basso
Guido Baccoli
Amministratori
Amministratori



Età : 56
Registrato il : 12/01/08
Messaggi : 335
Località : Santo Domingo - Rep. Dominicana

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Sab Mag 10, 2008 12:47 pm

Ha perfettamente ragione. Mi sono espresso cercando un termine temporale che in realtá non é ben difinibile; per ''prima'', intendevo non una data precisa, ma una ''situazione'' ed esigenza, con relativa difficoltá sempre piú crescente e sempre piú attuale giorno per giorno.
Non possiamo negare che per avere un semplice riferimento, fino al 1995 anno della riforma del diritto internazionale privato italiano, i matrimoni e/o i divorzi e anche i contratti commerciali, tra italiani e stranieri, non erano certamente cosí numerosi e diffusi (anche numericamente) come lo sono oggi, osservando un forte crescimento in progressione geometrica.
_________________
Esperto e Consulente di Diritto Consolare in Repubblica Dominicana
Dr. Guido Baccoli
uff. 001-809-412-5535; Tel. 001-809-630-6546
guidobaccoli@hotmail.com
_____________________________
É meglio non avere legge, che non farla osservare.
Tornare in alto Andare in basso
Sereno.SCOLARO
Moderatore
Moderatore



Registrato il : 02/03/08
Messaggi : 70

MessaggioOggetto: Re: Divorzio in paese terzo   Sab Mag 10, 2008 11:06 pm

Diciamo che e' aumentata la " velocità di circolazione ", per cosi' dire, delle persone ...

Per altro, il riferimento al 1995 (ma, sul punto, si dovrebbe fare riferimento al 31/12/1996, data di entrata in vigore del Titolo IV L. 31/5/1995, n. 218) e' corretto: prima, il riconoscimento delle sentenze emesse all'estero richiedeva un giudizio (c.d. giudizio di delibazione) da parte della Corte d'appello, il che' costituiva un procedimento maggiormente complesso o, forse, solo piu' strutturato.
Tornare in alto Andare in basso

Divorzio in paese terzo

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto 
Pagina 1 su3Andare alla pagina : 1, 2, 3  Seguente

Permesso del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
Italiani all'Estero e Stranieri in Italia :: ITALIANI ALL'ESTERO :: BUROCRAZIA E ATTI CONSOLARI :: MATRIMONIO ALL'ESTERO-